Casa del Fragno
Obiettivo
Trasformare una piccola lamia rurale in una casa contemporanea, mantenendo il legame tra architettura, natura e paesaggio.
Scelta
Costruire una nuova architettura capace di dialogare con la lamia e il paesaggio, esprimendo con naturalezza il proprio tempo.
Highlights
- Recupero architettonico
- Bioarchitettura
- Pietra a secco
- Calce naturale
- Salubrità abitativa
- Dialogo con il paesaggio
Si può trasformare un luogo senza perdere ciò che lo rende speciale?
La risposta non era nella lamia. Era nel luogo. Il grande fragno, il silenzio della campagna, la posizione dominante e quel rapporto spontaneo con il paesaggio avevano costruito un equilibrio che il tempo non era riuscito a cancellare. Il progetto nasce dal desiderio di conservare proprio questo.
Da quel momento anche il modo di guardare la casa è cambiato. Non si trattava semplicemente di recuperare un edificio, ma di permettere a quel luogo di continuare a essere abitato. Non nello stesso modo di un tempo, ma con la stessa naturalezza con cui era nato.
Per questo la nuova architettura non cerca di assomigliare alla lamia. Ogni epoca ha il proprio linguaggio e non ha bisogno di nasconderlo. Il dialogo con la storia nasce dalla comprensione dei suoi principi, non dalla ripetizione delle sue forme.
La stessa idea accompagna gli spazi interni. Le murature originarie rimangono visibili dove raccontano la storia della casa, mentre le superfici contemporanee dichiarano con semplicità il tempo della trasformazione. La casa non chiede al visitatore di distinguere il vecchio dal nuovo. Lo invita a vivere uno spazio in cui entrambe le presenze trovano il proprio equilibrio.
Alla fine, il progetto non conserva soltanto una lamia.
Conserva una ragione.
La stessa che, molti anni fa, aveva convinto qualcuno a costruire proprio lì.
Perché ci sono luoghi che chiedono di essere protetti.
E altri che chiedono semplicemente di continuare a vivere.
Restituire nuova vita a un’architettura rurale significa trovare un equilibrio tra conservazione e trasformazione. Ogni scelta progettuale doveva migliorare il comfort dell’abitare senza intaccare quel patrimonio di proporzioni, materiali e tecniche costruttive che rende unico questo luogo.
La sfida più delicata ha riguardato il recupero della lamia storica. Non si trattava di restituirle un’immagine idealizzata, ma di conservarne l’autenticità, lasciando leggibili le tracce del tempo impresse nelle murature. Anche dove gli adeguamenti strutturali e impiantistici hanno reso necessarie nuove integrazioni, si è scelto di lavorare con pietre antiche accuratamente selezionate, perché ogni intervento si inserisse nella materia esistente con la stessa naturalezza di ciò che già c’era.
Le scelte distributive e compositive del progetto sono maturate in un confronto costante con l’Arch. Pierangelo Caramia, prima di essere approfondite nelle loro componenti costruttive: un percorso che ha trasformato l’idea iniziale in un intervento capace di dialogare con la preesistenza senza alterarne l’identità.
In cantiere, questo dialogo ha trovato un secondo interlocutore nell’Azienda Artigiana Fragnelli, committente del progetto e custode della tradizione costruttiva della Valle d’Itria. È dalla loro esperienza nella lavorazione della pietra e nelle tecniche locali che sono nate molte delle scelte esecutive, comprese alcune finiture e dettagli decorativi: un sapere artigianale che si tramanda nel tempo, entrato a far parte del progetto.
Dalla definizione delle aperture all’impiego della calce, dai materiali naturali ai principi della bioarchitettura, ogni decisione ha risposto alla stessa idea: migliorare la qualità dell’abitare lasciando che la costruzione continuasse a raccontare la propria storia.
Casa del Fragno dimostra che conservare non significa fermare il tempo, ma permettere a un luogo di continuare a evolvere senza perdere la propria identità.

